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Davide e Marina: Un legame profondo


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
28.07.2025    |    5.554    |    3 8.3
"Il pensiero mi fa tremare, e la sua mano si muove più veloce ora, il ritmo che mi porta al confine..."
Sono le tre del mattino, e il silenzio della nostra casa è un contrasto netto con il battito che sento nel petto. Il soggiorno è avvolto da una luce soffusa, l’unica lampada accesa getta ombre morbide sulle pareti bianche, e il profumo di lavanda del diffusore che Marina ama riempie l’aria, dolce e persistente. Sono seduto sul divano, le mani che tamburellano nervosamente sul tessuto ruvido dei cuscini. La porta d’ingresso si chiude con un clic delicato, seguito dal suono inconfondibile dei suoi tacchi sul parquet. Alzo lo sguardo, e lei è lì, davanti a me, un’apparizione che mi fa quasi dimenticare come si respira.
Marina è un sogno. Indossa quel vestito nero che mi fa sempre perdere la testa, aderente al punto giusto, che segue le sue curve senza esagerare, lasciando intravedere la pelle chiara delle spalle e il contorno delle gambe. Il tessuto scintilla leggermente sotto la luce, e i suoi capelli, sciolti e un po’ scompigliati, sembrano portare con sé il vento della notte. Il suo profumo mi colpisce prima ancora che si avvicini: gelsomino e vaniglia, con una nota più profonda, forse il calore della sua pelle dopo ore in una discoteca affollata. Si toglie le scarpe, un paio di décolleté nere con un tacco sottile, e le lascia cadere sul tappeto con un tonfo leggero. I suoi occhi, verdi e brillanti, trovano i miei, e il suo sorriso è un misto di malizia e dolcezza.
“Davide,” sussurra, la voce morbida come seta, ma carica di un’energia che mi fa rabbrividire. “Vuoi sapere com’è andata?”
Il mio stomaco si stringe, un nodo di eccitazione e attesa che mi fa quasi male. Annuisco, incapace di trovare le parole, e lei si siede accanto a me, il divano che si piega appena sotto il suo peso. La sua mano si posa sul mio petto, le dita calde attraverso la stoffa sottile della mia maglietta. Il tocco è leggero, ma sufficiente a mandarmi un brivido lungo la schiena. “Raccontami tutto,” dico finalmente, la voce roca, come se il desiderio mi avesse rubato l’aria.
Marina inizia a parlare, e le sue parole mi trascinano via, come se fossi lì con lei, anche se ero qui, a casa, a chilometri di distanza. La discoteca era un caos di luci e suoni, mi racconta. Le luci stroboscopiche, rosse, blu, viola, si intrecciavano in un vortice che si rifletteva sul pavimento lucido e sulle pareti specchiate, creando un gioco di colori che sembrava pulsare al ritmo della musica. L’aria era densa, carica di profumi: il sudore dei corpi che si muovevano sulla pista, il dolce fruttato dei cocktail, il muschio e l’ambra dei profumi costosi che si mescolavano nell’afa della notte. La musica era un battito profondo, elettronico, che sembrava vibrare nelle ossa, un ritmo che faceva tremare il petto e sincronizzava i cuori di tutti i presenti.
Lei era al centro della pista, il vestito nero che catturava ogni sguardo. Mi descrive come si sentiva: il tessuto che le scivolava sulla pelle ogni volta che si muoveva, la gonna che si alzava appena quando girava su se stessa, il modo in cui il calore della folla le accendeva la pelle. “Sapevo che mi stavi pensando,” dice, guardandomi negli occhi, la sua mano che scivola lentamente lungo il mio braccio, le unghie che sfiorano appena la pelle. “E questo mi faceva sentire… viva.”
Poi mi parla di *lui*. Un uomo che non conosco, ma che immagino subito: alto, con un sorriso sicuro, una camicia bianca sbottonata quel tanto che basta a mostrare il petto. Odorava di legno di sandalo, mi dice, con una nota fresca, forse lime, che si mescolava al calore della sua pelle. Si sono avvicinati al bancone, dove lei ha ordinato un mojito. Mi descrive il sapore della menta che le pizzicava la lingua, il morso del lime che si mescolava allo zucchero, il ghiaccio che si scioglieva lentamente nel bicchiere. Lui le ha sfiorato la mano, un gesto casuale ma deliberato, e lei non si è tirata indietro. “Sapevo che avresti voluto vedere,” sussurra, il suo respiro caldo che mi sfiora l’orecchio, e il suo tono è così intimo che mi sembra di essere lì, in quel momento.
Hanno ballato, i corpi vicini, il calore della pista che li avvolgeva come una coperta. Lei descrive il modo in cui la sua mano le ha sfiorato la schiena, scendendo appena sopra la curva dei fianchi, il tessuto del vestito che si tendeva leggermente sotto le sue dita. La musica pulsava, il sudore le imperlava la fronte, e i suoi occhi cercavano quelli di lui, come se volesse assicurarsi che lei fosse lì, davvero lì, con lui. “Ma pensavo a te,” dice, e la sua voce si incrina leggermente, come se confessarlo la eccitasse ancora di più. “Pensavo a come ti saresti sentito, sapendo tutto questo.”
Marina si ferma, il suo sorriso si allarga, e si sporge verso di me, il suo viso così vicino che sento il calore della sua pelle. “Davide,” dice, la voce un sussurro che mi fa tremare, “vuoi sapere com’è stato davvero? Cosa ho sentito io?” I suoi occhi brillano, e c’è una dolcezza in lei, ma anche una sfida, come se mi stesse invitando a entrare ancora più a fondo nel suo mondo. “Lascia che ti racconti… dal mio punto di vista.”
Chiudo gli occhi per un momento, lasciando che la sua voce mi avvolga, e quando li riapro, è come se il mondo si fosse spostato. È Marina che parla ora, e io mi perdo nei suoi ricordi, nelle sue sensazioni, come se fossi dentro di lei.

---MARINA---

“La discoteca era un universo a parte, Davide. Le luci mi avvolgevano, come se ogni flash fosse un battito del mio cuore. Il vestito nero che amo, quello che so che ti piace tanto, mi faceva sentire potente, come se ogni movimento fosse una dichiarazione. Il tessuto scivolava sulla mia pelle, fresco all’inizio, ma poi caldo, appiccicoso per il calore della pista. Ogni passo, ogni giro, faceva alzare appena la gonna, e sentivo gli occhi su di me, ma i tuoi erano quelli che immaginavo di più. Sapevo che eri a casa, e questo pensiero… mi accendeva.
Lui si è avvicinato al bancone, e il suo profumo mi ha colpita subito: legno di sandalo, caldo, con quella punta di lime che sembrava svegliare i miei sensi. Era alto, con una camicia bianca che si tendeva appena sulle spalle, e quando mi ha sorriso, ho sentito un brivido, non perché fosse lui, ma perché sapevo che stavo giocando il nostro gioco. Ho ordinato un mojito, e il primo sorso è stato come un’esplosione: la menta fresca, il lime che pizzicava, lo zucchero che mi si scioglieva sulla lingua. Abbiamo parlato, ma non ricordo le parole, solo il modo in cui la sua mano ha sfiorato la mia, la pelle calda, un po’ ruvida, diversa dalla tua.
Quando siamo andati in pista, la musica mi ha inghiottita. Il ritmo era ovunque, nelle mie vene, nel mio respiro. Ballare con lui era… diverso. Il suo corpo era vicino, il suo calore mi avvolgeva, e le sue mani, forti ma gentili, mi guidavano. Sentivo i muscoli delle sue braccia sotto la camicia, il modo in cui si muoveva con sicurezza, come se sapesse esattamente cosa voleva. La sua mano è scesa sulla mia schiena, appena sopra i fianchi, e il tessuto del vestito si è teso sotto le sue dita. Ho chiuso gli occhi per un momento, e ho pensato a te, a come ti saresti sentito sapendo che un altro uomo mi stava toccando, che mi stava desiderando. E questo mi ha fatto tremare, non di paura, ma di un piacere che non so spiegare.
Siamo usciti dalla pista, in un angolo più tranquillo, dove le luci erano più morbide, un viola caldo che si rifletteva sui suoi lineamenti. Mi ha tirata a sé, e il suo corpo contro il mio era… solido, diverso. La sua pelle aveva un odore più intenso ora, mescolato al sudore, al calore della notte. Mi ha baciata, e le sue labbra erano calde, leggermente ruvide, con un sapore di whisky e qualcosa di più dolce, forse il suo respiro. Non era come baciare te, Davide, ma era eccitante, perché sapevo che stavo portando tutto questo a casa, per noi.
Poi, in un privé della discoteca, tra divanetti di velluto rosso e il rumore attutito della musica, è successo. Le sue mani hanno trovato la mia pelle sotto il vestito, sollevandolo appena, e il contatto mi ha fatto rabbrividire. Sentivo il suo respiro sul mio collo, caldo, un po’ affannato, e il suo tocco era deciso, ma non aggressivo. Mi sono lasciata andare, Davide, perché sapevo che era per noi. Il suo corpo si muoveva contro il mio, e ogni movimento era un’onda che mi travolgeva. La sua pelle era calda, i muscoli tesi sotto le mie mani, e il suo profumo mi avvolgeva, mescolandosi al mio.
Quando è arrivato il momento, è stato come un’esplosione lenta. Il mio corpo si è teso, il cuore che batteva così forte da farmi male. Ogni tocco, ogni movimento, mi portava più vicina, e quando ho raggiunto il piacere, è stato come se il mondo si fermasse. Un calore che partiva dal centro del mio essere e si diffondeva ovunque, un’onda che mi faceva tremare, il respiro che si spezzava in un gemito che non riuscivo a trattenere. Ho chiuso gli occhi, e ho pensato a te, a come ti avrei raccontato tutto questo, a come ti saresti eccitato sentendolo. È stato intenso, Davide, non perché fosse lui, ma perché era per noi.”

Marina si ferma, e il suo racconto mi lascia senza fiato. Sono tornato nel soggiorno, la sua voce ancora nell’aria, il suo profumo che mi avvolge. Mi guarda, gli occhi che brillano, e so che ha sentito ogni parola che ha detto, che l’ha vissuta di nuovo mentre me la raccontava. La sua mano è ancora sul mio petto, ma ora scivola più in basso, lenta, deliberata, fino a sfiorarmi tra le gambe. Sento il calore del suo tocco attraverso i jeans, e il mio corpo reagisce immediatamente, un’ondata di desiderio che mi fa quasi male.
“Ti è piaciuto?” le chiedo, la voce bassa, mentre il suo tocco diventa più deciso.
“Sì,” ammette, il suo sorriso malizioso ma dolce. “Ma non quanto sapere che lo stavo facendo per noi. Per te.”
Si sporge e mi bacia, e il suo sapore è un misto di menta del mojito e del rossetto alla ciliegia. È un bacio lento, profondo, che sa di promesse e segreti condivisi. Le sue mani si muovono su di me, e io mi perdo nel calore del suo corpo, nel profumo che ancora porta con sé dalla notte, nel modo in cui il suo racconto mi ha fatto sentire parte di qualcosa di più grande. La sua mano si ferma tra le mie gambe, massaggiando lentamente, e ogni movimento mi manda un brivido che mi fa tremare. Il tessuto dei jeans è ruvido, ma il suo tocco è caldo, insistente, e sento il piacere crescere, inarrestabile.
“Davide,” sussurra contro le mie labbra, “voglio rifarlo. Ma stavolta… voglio che tu sia lì.”
Le sue parole sono un fuoco che mi consuma. Mi immagino legato, forse con quella cintura di pelle che teniamo nel cassetto, il metallo freddo della gabbietta contro la mia pelle. La immagino con lui, i loro corpi che si muovono insieme, i suoi occhi fissi nei miei, come se ogni gesto fosse per me, per noi. Il pensiero mi fa tremare, e la sua mano si muove più veloce ora, il ritmo che mi porta al confine. Mi bacia ancora, la sua lingua che danza con la mia, e il piacere è troppo, un’onda che mi travolge. Sento il calore esplodere, il mio corpo che si tende contro di lei, e vengo nei pantaloni, un piacere intenso, quasi doloroso, che mi fa gemere contro la sua bocca. Lei sorride, non si ferma, continua a massaggiarmi dolcemente mentre il mio respiro si calma, e il suo bacio si fa più morbido, più intimo.
“Ti guarderei,” le dico, la voce spezzata dal piacere. “Ti guarderei mentre lo fai, mentre mi guardi. E saprei che sei mia, anche in quel momento.”
Lei sorride, il suo pollice che mi accarezza il labbro inferiore. “Sì,” dice. “E io saprei che mi stai guardando. Che mi vuoi così.”
Ci baciamo di nuovo, e il mondo si riduce a noi due, al profumo della sua pelle, al suono del suo respiro, al calore che ci avvolge. La casa è silenziosa, ma il nostro desiderio è un rumore che riempie tutto. So che lo rifacciamo, presto. E so che sarà ancora più intenso, perché sarà nostro, in ogni senso.

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